giovedì, settembre 13, 2007

La compagna Moratti

Vuole celebrare i caduti di Salò con un sacrario sul modello di quello spagnolo.
Ovvero i partigiani accanto ai fascisti in nome della riconciliazione.
Spero che Milano una volta tanto risponda dal suo torpore.
Ma che spero a fare...

4 commenti:

Michele ha detto...

In verità si potrebbe fare un discorso più ampio. Come dice De Gregori (che ricordiamo è comunista): "Che qui si fa l'Italia e si muore", nella canzone Il cuoco di Salò. Purtroppo penso che l'idea della Moratti non sia assolutamente nulla di così ampio respiro ma semplicemente un ennesimo tentativo di revisionismo storico.

pauluz ha detto...

...appunto: che speri a fare?
(come dicevo al mallo proprio su questo argomento)

ciao liukke, sei a roma verso il 20 ottobre o sei in sicilia? stavo pensando di farci un saltino con la famiglia

lucapap ha detto...

e chi lo sa dove saro' caro paolo

lucamallinza ha detto...

Più che sperare bisognerebbe essere più arditi nel combattere questo vomitevole revisionismo storico.

A tal proposito ho visto una scandalosa marchetta fatta da un regista con cui ho anche lavorato.
Uno spettacolo intitolato "a cena con Gramsci".
Due ore di spettacolo (da spararsi nelle palle) in cui è vietato pronunciare la parola Comunista.
Quel che esce da quello spettacolo è che Antonio Gramsci non era Comunista!

Ho chiesto perchè non era comunista il fondatore de "l'unità" , uno che è stato in carcere fino alla morte per il suo ideale,al regista e la sua risposta?
questa: mi è stato commissionato dai DS per le feste dell'unità e il personaggio deve risultare "democratico" e non comunista (come dire cancelliamo il PCI dalla storia)

Allora giusto per chiarire chi era Gramsci .....guardate cosa scriveva nel 1917

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

E allora :
affanculo il regista che fa queste marchette vergognose

affanculo i DIESSE e il PD

e sopratutto visto cosa succede a sinistra :

Cosa pretendiamo dalla Moratti?